domenica, 18 maggio 2008

Categoria : teatro, italiana, pirandello, gassman









Postato da farsergio il 17:09
commenti (3)/ commenti (3)(popup)/ Permalink



giovedì, 15 maggio 2008

Categoria : poesia, immagini, amore, inglese, spencer, klimt






klimt51 

SONETTO  19

 
One day i wrote her name upon the strand,
 but came the wavesw and washed it away:
 agayne i wrote it with a second hand,
 but came the tyde, and made my paynes his pray.
Vayne man,sayd she, that doest in vaine assay,
 a mortall thing so to immortalize,
 for i my selve shall lyke to this decay,
 and eek my name wyped out lykewize.
Not so, (quod i) let baser thing devize,
 to dy in dust, but you shall live by fame:
 my verse your vertues rare shall eternize,
 and in the hevens wryte your glorious name.
Where whenas death shall  all the world subdew,
 our love shall live, and later life renew.

 

Un giorno scrissi il suo nome sulla spiaggia,
 ma giunsero le onde, e lo portaron via;
 di nuovo lo scrissi, una seconda volta,
 ma giunse la marea, e fece preda dei miei sforzi.
Oh illuso, diss’ella, che cerchi invano
 d’immortalare così una cosa mortale,
 io stessa dovrò similmente spirare,
 e pure il mio nome sarà cancellato così.
Non è vero, (dissi io), lascia che sian cose più vili
 a morir nella polvere, tu vivrai per fama:
 i miei versi immortaleranno le tue alte virtù,
 e scriveranno il tuo glorioso nome in cielo.
Ove, mentre la morte soggiogherà tutto il mondo,
 il nostro amore avrà vita, e nuova vita genererà.

EDMUND SPENCER (1552-1599)
Da “Lirici europei del cinquecento”, Luca Rossi

“AMORE” , 1895, di Klimt




Postato da farsergio il 17:08
commenti / commenti (popup)/ Permalink



sabato, 15 marzo 2008

Categoria : poesia, immagini, teatro, italiana, chagall, manzoni






chagall - le porte del camposanto
CORO

[...]

Sgombra, o gentil, dall'ansia
mente i terrestri ardori;
leva all'Eterno un candido
pensier d'offerta, e muori:
nel suol che dee la tenera
tua spoglia ricoprir,

altre infelici dormono,
che il duol consunse; orbate
spose dal brando, e vergini
indarno fidanzate;
madri, che i nati videro
trafitti impallidir.

Te dalla rea progenie
degli oppressor discesa,
cui fu prodezza il numero
cui fu ragion l'offesa,
e dritto il sangue, e gloria
il non aver pietà,

te collocò la provida
sventura in fra gli oppressi:
muori compianta e placida;
scendi a dormir con essi:
alle incolpate ceneri
nessuno insulterà.

[...]

Alessandro Manzoni, "Adelchi", Atto IV Scena I 
Marc Chagall, Le porte del camposanto



Postato da farsergio il 14:39
commenti / commenti (popup)/ Permalink



giovedì, 14 febbraio 2008

Categoria : poesia, donna, araba






malevich tre donne

IL VELO DEI VOLTI


I volti sono l'interiorità nascosta,
i sensi,
la maschera del non detto.
I volti sono francobolli vidimati dal tempo
uno scandalo che denuda i pensieri e le intenzioni.
I volti sono ricordi che deridono il loro passato
i volti sono una pozione chimica nella quale circolano le
           domande
i volti sono lingue senza alfabeto
i volti sono lettere che restano sempre chiuse.

Amal al-Juburi

da "Non ho peccato abbastanza, antologia di poetesse arabe contemporanee" a cura di Valentina Colombo, Oscar Mondadori, settembre 2007

Malevich, "Tre donne"



Postato da farsergio il 18:04
commenti (3)/ commenti (3)(popup)/ Permalink



giovedì, 07 febbraio 2008

Categoria : poesia, pascoli, giotto, italiana, cometa, ode








Alla cometa di Halley


I

O tu, stella randagia, astro disperso,
che forse cerchi, nel tuo folle andare,
la porta onde fuggir dall’universo!

Le stelle, quando la tua face appare,
impallidiscono; ansa nei pianeti
l’intimo fuoco, alto s’impenna il mare.

Escono le sibille dai segreti
antri d’Uràno. In riva dei canali
di Marte, in pianto, passano i profeti.

Pieno di pianto è il cielo de’ mortali
figli del Sole; e sangue rosso piove
nella penombra, a man a man che sali,

degli astri attorno al semispento Giove.

II

O tu, ricordi questa terra nera?
Volgono appena otto anni tuoi, da quando
tu lo vedesti, in una cupa sera,

un della Terra. Andava solo, errando,
senza speranza, col bordone in mano,
ma senza meta, dalla patria in bando

e da sé stesso: e nel cammin suo vano
ei s’arrestava, mentre l’ombra queta
calava, udendo un mesto suon lontano.

E dagli abissi uscita allor, Cometa,
tu fiammeggiavi lunga all’orizzonte.
Udiva il suon lontano di compieta,

che par che pianga. E lo toccasti in fronte.

III

Le stelle impallidirono. Non v’era
altro che te nel cupo cielo esangue
che tu sferzavi con la tua criniera.

Tu tra i pianeti e i Soli, eri com’angue
che uccide e passa. A questa nera Terra
dicevi il tristo ribollir del sangue,

l’ombre vaganti, i gridi da sotterra,
tutti gli affanni, tutte le sventure,
tutti i delitti: incendi, stragi, guerra.

All’uomo, dietro le montagne oscure
e gl’irti rocchi, tu mostravi un luogo:
la sua città. Razzavi come scure

e fumigavi lenta come un rogo.

IV

Egli guardò. Non vide che una selva
oscura, e sopra il sonno delle genti
del mondo reo sentì latrar la belva.

Vide l’abisso con racchiusi i venti,
le fiamme e il gelo, e la perpetua romba
delle grandi acque, e lo stridor dei denti.

Udì l’alto silenzio che rimbomba
eternamente; e il lume del sentiero
scòrse, ch’è tra le stelle e la gran tomba.

Egli era il peregrino del Mistero.
E tu la morte gli accennasti, ed esso
la vide, e l’abbracciò col suo pensiero,

e sì l’uccise nel potente amplesso.

V

Ma tu sdegnosa ti spargevi avanti,
torva Cometa, in un diluvio rosso
le miche accese d’altri mondi infranti.

Dante era l’uomo. E tu dicevi: – Io posso
spezzarti, o Terra. E niuno saprà mai
che v’era un globo, ora da me percosso,

nei freddi cieli. Ti disperderai
come una grigia nuvola d’incenso,
o nera Terra! E tu, Ombra, che stai? –

Stava. Egli solo nello spazio immenso
stava a te contro, a guardia degli umani,
astro di morte. – Io mi son un che penso –

egli diceva – e sempre è il mio domani –.

VI

Tu gli solcasti della tua minaccia
la dura fronte; e il pensator terreno
le mani aperse ed allargò le braccia.

E immobilmente ascese tra il baleno
delle tue scheggie, ascese senza fine,
come in un plenilunïo sereno.

Gli si frangean, col croscio di ruine,
bolidi intorno; in polvere lucente
ridotto il cosmo gli piovea sul crine.

Negli occhi aperti, accese appena e spente,
morian le stelle. E Dante fu nessuno.
Terra non più, Cielo non più, ma il Niente.

Il Niente o il Tutto: un raggio, un punto, l’Uno.


Giovanni Pascoli - Gennaio 1910.

ALLA COMETA DI HALLEY
Anche questa tolta dal «Marzocco», aveva queste parole:
«a R. Davidsohn che ispirò, anzi dittò »
.

Anche Giotto rappresenta la Cometa di Halley:





Postato da farsergio il 12:32
commenti / commenti (popup)/ Permalink



giovedì, 24 gennaio 2008

Categoria : poesia






kustodiev mietitura 1914
A bel vedere sull’aia
tante notti abbiamo dormito,
le mani affondate nel grano,
il sonno guardato dai cani.
Più mansueti erano i tuoi piedi
dei colombi fatti per burla
col panno bianco dei fazzoletti.
Avevi fili di paglia nei capelli:
alle spalle muovevi il prato
a una trepida suoneria.

Leonardo Sinisgalli

Kustodiev - Mietitura (1914)



Postato da farsergio il 12:23
commenti (1)/ commenti (1)(popup)/ Permalink



martedì, 01 gennaio 2008

Categoria : poesia, riflessioni, inglese, whitman






Nulla è mai veramente perduto,
o può essere perduto,
nessuna nascita, forma, identità
nessun oggetto del mondo,
né vita, né forza, né alcuna cosa visibile;
l'apparenza non deve ingannare,
né l'ambito mutato confonderti il cervello.
Vasti sono il tempo e lo spazio
vasti i campi della Natura.
Il corpo lento, invecchiato, freddo
le ceneri rimaste dai fuochi di un tempo,
la luce degli occhi divenuta tenue,
tornerà puntualmente a risplendere;
il sole ora basso a occidente
sorge costante per mattini e meriggi;
alle zolle gelate sempre ritorna
la legge invisibile della primavera,
con l'erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.

Walt Whitman



Postato da farsergio il 17:39
commenti (1)/ commenti (1)(popup)/ Permalink



lunedì, 24 dicembre 2007

Categoria :









Postato da KatherineM il 17:51
commenti / commenti (popup)/ Permalink



lunedì, 03 dicembre 2007

Categoria : poesia, daniela







DANIELA,

GIA' PIU' VOLTE OSPITE DI QUESTO BLOG,

HA APERTO UN SUO BLOG CHE TROVATE A:

ilpaesedellescimmie.splinder.com

buona lettura



Postato da farsergio il 12:22
commenti / commenti (popup)/ Permalink



venerdì, 09 novembre 2007

Categoria : poesia, amore, inglese









SONETTO 26

 

I fynde no peace and all my warr is done;
i fere and hope i burne and freise like yse;
i fley above the wynde yet can i not arrise;
and not i have and all the worold i seson.

That loseth nor locket, holdeth me in prison
and holdeth me not, yet can i scape no wise;
nor letteth me lyve, nor dye at my devise,
and yet of deth it gyveth me occasion.

Withoute liven, i se; and withoute tong i plain;
i desire to perisshe and yet  i aske helthe;
i love an othre and thus i hate my self;

i fede me in sorrowe and laugh in all my pain;
like wise displeaseth me boeth deth and lyffe;
and my delite is causer of this stryff.

 
Thomas Wyatt (1503-1542)

 

Pace non trovo e finita è la mia guerra;
temo e spero, brucio e gelo come il ghiaccio;
volo oltre il vento, eppure non posso elevarmi;
e nulla possiedo e tutto il mondo dòmino.

Quel che non libera né lega mi tiene prigioniero,
e non mi tiene, eppure non m’è dato fuggire;
non mi lascia vivere né morire a piacer mio,
eppure di morte mi dà occasione.

Vedo senz’occhi, e mi lamento senza voce;
desidero morire, eppure chiedo di star sano;
amo un’altra e così odio me stesso;

mi nutro di dolore e d’ogni altra mia pena rido;
mi sono invise e la morte e la vita;
e mia delizia è colei che causa questa lotta.

(Da “Lirici Europei del Cinquecento”, traduzione di Luca Rossi)
Tiziano, “Violanta” (1515-1518)




Postato da farsergio il 11:46
commenti (3)/ commenti (3)(popup)/ Permalink



free counters